Nessuno di noi, solo due mesi fa, avrebbe immaginato di trovarsi ad attraversare un periodo come quello che stiamo vivendo. Abbiamo davanti agli occhi le sofferenze di tanti nostri concittadini e di tante persone nel mondo intero. Portiamo nel cuore i numerosissimi defunti, lo strazio di una morte in solitudine e la desolazione dei familiari a cui per ragioni di sicurezza è stata impedita la celebrazione del funerale. Per tutte queste persone, oltre che l’implorazione a Dio perché faccia cessare al più presto tutto questo, va la nostra costante preghiera.

Vogliamo essere vicini ai medici, agli infermieri, a tutto il personale sanitario, ai volontari, alle forze dell’ ordine, agli amministratori, a chiunque è in prima linea nella lotta contro l’epidemia, senza dimenticare nessuno. Anche a loro va il nostro sostegno e la nostra preghiera.

Sono emerse in questi tristissimi giorni le migliori qualità del nostro popolo. Generosità, dedizione totale, sacrificio fino al dono della vita, capacità di condivisione, vicinanza. Credo che non sia necessario, qui, elencare i numerosissimi episodi di bene che abbiamo visto.

Ma le situazioni “limite” fanno emergere anche i “limiti”: egoismo, individualismo, disinformazione, interventi a sproposito sui mezzi della comunicazione sociale. Molti, costretti come tutti noi a stare a casa e a rivedere le abitudine della vita quotidiana, hanno gridato: “la libertà non può essere coartata”, e tanti, almeno all’ inizio hanno continuato la loro vita come se niente fosse, quando invece dovremmo tuti capire che nessuno è un isola, e che la vita e la sua salvaguardi, SEMPRE, dipende dai legami di solidarietà che si stabiliscono fra le persone.

Non è ancora il tempo di trarre insegnamento da quello che sta succedendo. Ma è sicuro che la vita non potrà essere più quella di prima: all’ insegna dell’ individualismo, del pensare ciascuno a sé, del far valere a tutti i costi i propri diritti, che talvolta diritti non sono. Se per un certo periodo di tempo, ognuno limita la sua libertà, se si è costretti a stare in casa, se per IL BENE DI TUTTI (per SALVARE LA NOSTRA E L’ ALTRUI VITA) ci si deve limitare in qualcosa, si fa è basta.

Per ragioni prudenziali, i nostri Vescovi, con tanto rammarico, ci hanno chiesta anche la sospensione della celebrazione pubblica dell’ Eucaristia, di tutte le altre attività liturgiche e degli incontri. Qualcuno si è ribellato, ha inveito, ha detto che la Chiesa è sparita… Non credo che Dio, in simili situazioni, non sappia trovare il modo per venire a noi e consolare la nostra anima. La questione, invece, è un'altra: ci fidiamo dei nostri Vescovi ? Siamo disposti a dar loro credito? Offriamo invece il SACRIFICIO di non poter venire a Messa e fare la Comunione perché questa situazione si risolva velocemente, e per coloro che sono in prima fila per sconfiggerla. Tutti pensano di sapere che cosa è bene fare. Siamo diventati tutti vescovi, tutti sindaci, tutti parlamentare, tutti medici… Se non si ritrova la fiducia, non si va lontano. Se si alimenta in ogni modo la diffidenza, se si squalificano le ISTITUZIONI (Stato, Chiesa), che cosa ci rimane? Dove troveremo punti di riferimento validi? Pacatezza ci vuole, pacatezza. E spirito di fiducia e di COLLABORAZIONE. Ognuno è chiamato a fare, BENE, la sua parte. Ma ognuno la sua. Questa è la democrazia. Non mettere tutti bocca su tutto, discutere all’ infinito, per produrre solo ARIA.

Quest’ anno sarà una Pasqua diversa dalle altre.  

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